Robbia

Robbia

INCI: Rubia tinctorum root powder (Rubiaceae)

 

Rubia Tinctorum PiantaIl nome latino di questa pianta significa “rosso dei tintori”, e rimanda immediatamente all’utilizzo che un tempo di essa veniva fatto come colorante. E’ una pianta perenne, sempreverde, che può raggiungere un metro di altezza. La parte utilizzata a scopo tintorio è la radice, con una corteccia rossastra e l’interno di colore giallognolo. La Robbia cresce spontaneamente in tutto l’Oriente. Oggi questa pianta non è quasi più usata per tingere, ma le sue radici si trovano ancora nei mercati orientali e sono utilizzate come materiale per lavori artigianali. Le radici, di circa 2 o 3 anni, vengono raccolte in autunno, seccate al sole e macinate, fino ad ottenere una polvere, poi conservata dentro a delle botti fino a quattro anni.
L’invecchiamento, caratterizzato da processi di fermentazione e idrolisi enzimatica, spesso ne migliora le capacità tintorie, poiché i principi coloranti vengono in questo modo liberati dai loro legami con gli zuccheri. Spesso si osserva che la polvere di radici che si trova in commercio non è pura, ma miscelata a quella di sandalo e altri legni rossi, per questo motivo i colori che si ottengono non sono sempre uguali.
La radice di robbia contiene numerosi pigmenti di natura antrachinonica, il più importante dei quali è l’alizarina.
Il colore che si ottiene è un rosso ruggine, la cui intensità dipende da diversi fattori: dalla concentrazione del bagno, dalla durata dell’immersione della fibra da colorare, dall’invecchiamento della radice e dal suo contenuto in tannini. I rossi storicamente più famosi sono quelli che gli artigiani orientali riuscivano ad ottenere sul cotone, chiamati: rosso turco e rosso delle Indie, il cui segreto stava nel lungo trattamento cui il tessuto veniva sottoposto prima della tintura, per fargli assorbire il massimo del principio colorante.
Rubia Tinctorum

La robbia conosciuta fin dai tempi più remoti, è stata ritrovata sulle bende di lino nelle tombe della valle del Nilo, ed è nominata nelle scritture sumere e nella Bibbia. Era nota ed apprezzata in tutto l’Oriente, dove l’India detenne fino al XVII secolo il monopolio mondiale per la tintura del cotone con questa pianta.
L’utilizzo della polvere di Robbia Tintoria per colorare i capelli è poco nota, ma i risultati ottenuti sono a dir poco esaltanti; soprattutto se i trattamenti di riflessatura sono indirizzati verso capelli castano-chiari, biondi, biondo-scuri, anche con colpi di sole ormai senza vivacità. La sua prima ed emergente tonalità di color rosa-albicocca, in opportuna miscelazione col giallone del rabarbaro ed il rosso-dorato dell’hennè rosso, dona alle capigliature sopra descritte uniche e naturali nuances “cognac”.

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